I denti da latte vanno curati?

Spesso capita che alcuni pazienti chiedano consigli su come è meglio comportarsi riguardo la salute dei denti da latte.
Ad allarmare e mettere in ansia i neo genitori è in particolare la carie che colpisce i denti decidui.
Spesso, ci si sente disorientati tra chi afferma che i denti decidui sono denti destinati a cadere e che quindi non è obbligatorio procedere a cure odontoiatriche e chi afferma, al contrario, che è assolutamente necessario non trascurare l’igiene orale e la cura dei denti da latte.

I denti da latte, quando colpiti da un processo carioso, devono necessariamente essere curati, senza se e senza ma!

Innanzitutto, i denti da latte cariati fanno molto male. Il processo carioso nei bambini infatti è molto più rapido perché i denti decidui hanno una camera pulpare più ampia e, di conseguenza, il tessuto duro soprastante la camera pulpare ha uno spessore ridotto. Il rischio di infezione della polpa è molto elevato, così come è alta la probabilità che si formino ascessi o fistole dolorose.
Inoltre, vi è il rischio di compromettere la corretta eruzione dei denti permanenti e di conseguenza la necessità di sottoporsi da adulti a terapie odontoiatriche più lunghe ed invasive.
Infatti i molaretti (che dovrebbero permanere fino agli 11 o 12 anni) se persi precocemente a causa di una carie lasceranno uno spazio vuoto, che ben presto sarà occupato dagli altri denti già presenti nella bocca, impedendo al dente sottostante di uscire in modo corretto.

Mantenitore di spazio

 

 

 

 

 

Schema eruzione e perdita denti decidui
Schema eruzione e perdita denti decidui
Schema eruzione denti permanenti
Schema eruzione denti permanenti

Cos’è la carie

Come spiega l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la carie è una patologia che ha tra le cause principali l’effetto di agenti esterni (la bocca è una cavità rivestita di mucosa che può conservare residui di cibi) che causano il rammollimento di smalto ed aggrediscono la sottostante dentina, ossia i tessuti duri dei denti, formando una cavità. La conseguenza è la demineralizzazione dei tessuti duri per via della produzione acida della placca batterica.
Il Ministero della Salute la definisce, analogamente, una malattia infettivo/batterica a carattere cronico-degenerativo ad eziologia multifattoriale. Colpisce una fetta importante della popolazione nei Paesi sviluppati, oltre l’80%, tanto da essere considerata la patologia più diffusa al mondo. Colpisce tutte le età aumentando man mano che passano gli anni, ma nei giovani è la malattia infettiva cronica più frequente.
Principali cause della carie e sintomi

È una patologia multifattoriale nella quale intervengono molte condizioni tali da predisporre l’organismo. Nonostante le tante ipotesi formulate sulla sua origine, sembra ormai certo che oltre a cause esterne della carie, che svolgono l’azione principale sui denti, esistano dei fattori interni, che predispongono l’innesco della carie. In ogni caso, sulla familiarità con questa patologia possono pesare anche le cattive abitudini, come l’eccessivo consumo di zuccheri o la scarsa igiene orale. Tre fattori possono essere dunque indicati come i principali, strettamente correlati tra loro:
• presenza di particolari batteri, alcuni dei quali producono acido, che si installano sulla superficie del dente sfruttando la placca batterica;
• le cattive abitudini alimentari, in particolare gli zuccheri, che nutrono i batteri;
• facilità di attacco dei batteri ad alcuni soggetti per via di una fragilità dei tessuti dentali;
La carie dentale può essere di primo, secondo e terzo grado, e i suoi sintomi tipici e più avvertibili quando è in fase avanzata sono la sensibilità a caldo e freddo, l’alito cattivo, il dolore intenso al dente colpito dai batteri e ai tessuti circostanti.
La carie richiede un intervento dentistico professionale come unica via d’uscita, perché i tessuti, non riuscendo a rigenerarsi, non possono guarire da soli. Il trattamento principale per la cura delle carie è l’otturazione, cioè la sigillatura delle fessure che i batteri, nutrendosi di smalto e dentina, hanno scavato nel dente prescelto, in alternativa si può inserire nella cavità ottenuta dopo l’eliminazione della carie un materiale modellabile con un’operazione detta intarsio.
Questi tipi di intervento non possono comunque aver luogo se la carie ha iniziato a demolire il dente anche nella polpa: è in questa circostanza, a causa dell’infezione dei tessuti che porta all’ascesso, che viene eseguita la devitalizzazione del dente. In alcuni casi la lesione è ancora più grave, sotto forma di granuloma o cisti, e rende necessaria una cura antibiotica. Nella peggiore delle ipotesi, quando il dente è irrecuperabile, il dentista lo estrae.
La prevenzione

Lavare bene i denti non è solo un’operazione routinaria: serve per ridurre il numero dei batteri e per allontanare i residui di cibo specie se appicicosi, che hanno una potente azione cariogena. Particolarmente consigliato è lavare i denti almeno la sera, perché è la notte il momento più propizio per la trasformazione del cibo in placca.
Lo spazzolino deve adattarsi alle caratteristiche fisiche di chi lo usa, ma ingenerale dovrebbe avere le setole di durezza media e la testina capace di raggiungere ogni anfratto della cavità orale, deve essere pulito bene dopo ogni applicazione perchè vi si depositano i germi buccali e moltiplicarsi, non deve essere usato in comune e dovrebbe essere sostituito ogni 3-6 mesi. Uguale trattamento deve essere riservato anche a quelli elettrici.
L’uso del filo interdentale riduce il sanguinamento (abbattendo la placca batterica), del 67% rispetto al 37% dello spazzolino, ed è l’unico ausilio in grado di pulire tra gli spazi dentali.
Le regole auree della prevenzione non si riducono dunque ad un solo lavaggio:
• spazzolare i denti tre volte al giorno, usare anche filo interdentale e collutorio;
• unire all’igiene orale una corretta alimentazione, che limiti zuccheri carboidrati complessi e privilegi cibi come cereali e pesce;
• smettere di fumare, perché l’assunzione di tabacco è spesso la causa principale di denti gialli, infezioni, alito cattivo;
• mettere in calendario controlli periodici dal dentista e igiene orale professionale: i dentisti consigliano la pulizia ogni sei mesi, al massimo un anno.
Prevenzione è dunque la parola chiave, in questa patologia diffusissima su tutto il pianeta e a rischio di degenerazione se non viene colta in tempo. E prevenire, in questo caso, non è meglio che curare, ma è una cura, la prima ed essenziale, per questo motivo consiglio una visita semestrale o annuale per individuare carie in stato iniziale e mantenere la maggior quantità di tessuto dentario sano.

L’espansore rapido del palato: indicazioni pratiche

L’espansore rapido del palato (RPE o REP) è un dispositivo ortodontico ortopedico, cioè che lavora per correggere alterazioni dei denti e delle ossa.
Viene utilizzato in fase di crescita solitamente fino a 12-13 anni nelle ragazze e fino a 14-15 anni nei ragazzi.
Affinché possa essere realmente efficace, l’espansore deve essere cementato ai denti in modo che non possa essere rimosso dal paziente.
Solo in questo modo la sua azione correttrice avviene 24 ore al giorno senza la possibilità che l’allargamento ottenuto possa parzialmente perdersi.

 

Gli effetti di un espansore rapido sono:

  • Risoluzione di un palato stretto.
  • Di un morso crociato quando i denti dell’arcata superiore chiudono all’interno rispetto ai denti dell’arcata inferiore.
  • Allarga le vie aeree superiori.
  • Crea lo spazio per favorire l’eruzione di canini ritenuti o inclusi.

Effetti del REP

  • Il primo effetto del corretto funzionamento dell’espansore è l’apertura di uno spazio tra gli incisivi centrali: questo spazio si chiuderà da solo dopo 1-2 mesi.
  • È normale che il paziente avverta una spinta e/o dolenzia più o meno intensa sui denti al momento dell’attivazione, ma passa nel giro di pochi minuti. Se il fastidio dovesse persistere fare sciacqui con colluttori tipo Oki, Xentafid, Flurbiprofene.
  • Durante le attivazioni il paziente avvertirà una tensione sopra e sotto il naso e sugli zigomi, per questo motivo si consiglia di fare l’attivazione la sera prima di coricarsi.

Istruzioni

  • La vite centrale deve essere attivata a giorni alterni o 1-2 volte al giorno a seconda delle indicazioni della dottoressa. Le attivazioni vanno segnate e ad ogni controllo si consiglia di portare il registro.
  • Non attivare oltre i giorni prescritti.
  • La chiavetta di attivazione deve essere impugnata con sicurezza, o assicurata all’anello di gomma, o fissata ad un filo interdentale.
  • I primi giorni il paziente farà fatica a parlare e a deglutire, in quanto la lingua dovrà trovare una nuova posizione perché parte della bocca è occupata dall’apparecchio.
  • Per abituare in fretta la lingua consiglio di leggere un libro ad alta voce per i primi 2-3 giorni e alimentarsi con cibi morbidi che non tendano ad incastrarsi nell’apparecchio.
  • I denti devono essere lavati normalmente, l’espansore è cementato ai denti cioè incollato quindi non può staccarsi o essere ingoiato; raramente si può staccare da un solo lato ma non c’è bisogno di allarmarsi, avvisate lo studio in modo da risolvere l’urgenza.

 

Modalità di attivazione

 

L’apparecchio ortodontico fisso

Oggi è stato montato l’apparecchio ortodontico fisso.

Questo apparecchio serve ad allineare i denti e a dare una corretta masticazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’apparecchio è costituito da:

  • BRACKETS: sono le stelline di metallo, ceramica o altro materiale, che vengono messe sui denti; a volte hanno delle piccole antenne chiamate “pin”.
  • BANDE: sono gli anelli di metallo che vengono messi sui molari.
  • FILI: uniscono i brackets, sono loro che allineano i denti.
  • LEGATURE: tengono i fili a contatto coi bracket; possono essere elastiche o metalliche.
  • TUBI: sono stelline applicate posteriormente sui molari.

Eventuali fastidi e possibili rimedi .

  • Dolenzia iniziale (3-6 gg) dopo il montaggio dell’apparecchio: è un fenomeno temporaneo, si può utilizzare in questi casi un antidolorifico già usato in passato.
  • Possibili arrossamenti ed escoriazioni delle guance delle labbra: si può usare della cera ortodontica per coprire quella parte di apparecchio che punge.
  • Dolenzia dopo ogni visita (1-2 gg).

Igiene orale

  • Spazzolare i denti tre volte al giorno, sempre dopo ogni pasto o spuntino seguendo le istruzioni fornite dalla dottoressa.
  • Utilizzare spazzolini ortodontici, scovolini interprossimali, spazzolini monociuffo. Il dentifricio deve essere al fluoro,
  • Utilizzare il filo interdentale ed il colluttorio al fluoro.

Abitudini alimentari

  • Evitare gli spuntini tra i pasti.
  • Evitare cibi particolarmente zuccherati o difficili da rimuovere.
  • Evitare cibi duri e/o croccanti che possono causare il distacco degli attacchi; se questo dovesse capitare avvisate lo studio.

Informazioni utili

  • Si prega di comunicare in anticipo eventuali disdette.
  • Si prega di informare in anticipo lo studio se vi è stato un distacco o una rottura dell’apparecchio.
  • Se dovesse essere esserci un distacco o una rottura dell’apparecchio si prega di portare gli attacchi staccati all’appuntamento: è quindi importante non buttare gli attacchi.

 

 

 

Ortodonzia invisibile

Un difetto estetico, un problema non corretto durante l’infanzia, un trauma: sono molte le ragioni per le quali, anche da adulti, potremmo avere bisogno di un intervento di ortodonzia per correggere la posizione dei nostri denti. Una prospettiva che spaventa molti soprattutto per il fattore estetico. Tutti, infatti, pensiamo subito all’apparecchio fisso, con le piastrine metalliche e gli elastici colorati come per i bambini.

Fortunatamente oggi esistono tipologie innovative di apparecchio molto discrete che, spesso, nemmeno si notano dall’esterno, ma risolvono ugualmente il nostro problema donandoci un sorriso smagliante. Vediamo dunque per quali motivi potremmo trovarci a dover ricorrere ad un trattamento ortodontico da adulti, quali sono le caratteristiche dell’apparecchio invisibile e quali sono le alternative che abbiamo a disposizione.

Sono sempre di più infatti gli adulti che richiedono al proprio dentista un trattamento ortodontico per migliorare la propria dentatura, merito anche delle soluzioni sempre più discrete offerte dal mercato. Ma quali sono i problemi più frequenti da risolvere?

Nell’adulto la dentatura è ormai quella definitiva e la crescita cranio-facciale è ormai completa, di conseguenza si andrà ad agire sui movimenti dentali e, in particolare, su vari tipi di malocclusione, ovvero sul fatto che i denti dell’arcata superiore non si allineano perfettamente con quelli dell’arcata inferiore.

Le malocclusioni possono essere congenite oppure acquisite, e spesso “eredità” di cattive abitudini infantili come succhiarsi il dito oppure utilizzare il ciuccio troppo a lungo. Il problema può essere determinato anche da un trauma come la caduta di un dente non rimpiazzato.

Malocclusioni più frequenti

I casi più diffusi che possiamo, eventualmente, osservare guardandoci allo specchio con attenzione sono i seguenti:

  • Distema, situazione nella quale vi è spazio tra gli incisivi che, quindi, non si toccano.
  • Affollamento, ovvero una carenza di spazio nella bocca per cui i denti tendono a scontrarsi tra loro.
  • Sovramorso, quando la mascella e i denti dell’arcata superiore sporgono in avanti rispetto alla mandibola e all’arcata inferiore.
  • Prognatismo, ovvero la condizione contraria con i denti dell’arcata inferiore che sporgono in avanti rispetto a quelli superiori.
  • Morso profondo, in questo caso, i molari si chiudono correttamente, mentre gli incisivi superiori coprono troppo quelli inferiori.
  • Morso aperto, ovvero quando i denti anteriori non si toccano nonostante la chiusura possa sembrare corretta.

L’ortodonzia entra in campo per risolvere tali malocclusioni, ne guadagneremo non solo un sorriso sano e smagliante, ma anche una bocca in cui è più facile mantenere una corretta igiene orale. Se i denti sono più allineati, infatti, è più semplice pulirli quotidianamente in maniera efficace, riducendo così il rischio di carie dentale e malattie parodontali.

È da precisare che non tutte le malocclusioni sono risolvibili con la sola ortodonzia (posizionando cioè un apparecchio), ma a volte a causa di problematiche legate alla posizione di mascella e mandibola è necessario ricorrere alla consulenza di un chirurgo maxillo-facciale.

L’immagine tipica dell’apparecchio è quella della struttura fissa: su ciascun dente viene posizionata una piastrina di metallo, unite da un filo di metallo. È possibile, tuttavia, sostituire il materiale delle piastrine, impiegando brackets di ceramica o di altro materiale trasparente che renderanno l’apparecchio decisamente poco visibile.

L’apparecchio ortodontico tradizionale è, secondo alcuni dentisti, ancora la soluzione più efficace e breve per raggiungere l’obiettivo.

 

Allineatore invisibile

Come suggerisce il nome, questo dispositivo si può togliere e mettere in maniera autonoma. Si tratta di una sequenza di mascherine trasparenti che vengono cambiate ogni 7-15 giorni con lo scopo di ottenere un progressivo allineamento dentario.

Le mascherine vengono fabbricate partendo da modelli della bocca scansionati e realizzati da stampanti 3D che grazie a software specifici sotto indicazione dello specialista realizzano una sequenza di modelli contenenti ciascuno una progressiva correzione della malocclusione. Gli spostamenti avvengono anche grazie all’ausilio di piccoli spessori di resina applicati temporaneamente sulla superficie dentaria.

Sono pressoché invisibili ed il grande vantaggio oltre all’estetica è la possibilità di rimuoverli per mangiare o lavare i denti.

La durata del trattamento e il numero di allineatori è stabilito all’inizio del trattamento grazie alla pianificazione digitale iniziale.

Chi è un ortodontista

Innanzitutto, perché scegliere un ortodontista?

L’ortodontista dedica la propria attività specialistica alla cura e alla prevenzione delle alterazioni dentali e scheletriche e problematiche dell’articolazione temporomandibolare (ATM).  Tutti gli ortodontisti sono odontoiatri ma solo alcuni, dopo la Laurea hanno conseguito un diploma di formazione specialistico. Occorrono quindi diversi anni per diventare uno specialista in ortodonzia e gnatologia.

Perché la prevenzione possa dare i suoi effetti, si consiglia una visita ortodontica già prima dei 6 anni: ricordiamoci che la prima regola è “La salute dentale inizia sin da bambini”. Quando ormai, da grandi, arriviamo dall’ortodontista con vari problemi dentali o di occlusione il momento della prevenzione è già stato superato da molto tempo.

La terapia ortodontica

Una corretta occlusione è molto importante sia dal punto di vista estetico che funzionale. Non è sempre necessaria una terapia ortodontica, ma per saperlo è importante portare il nostro bambino a una visita specialistica di controllo dall’ortodontista di fiducia, oppure farci orientare dal pediatra.

È importante prendere la buona abitudine di fare visite ortodontiche periodiche già quando il bambino ha tutti i denti da latte, perché questo consente di seguirne la crescita e di individuare eventuali problematiche a livello delle ossa e dei denti. Spesso iniziare il trattamento precocemente permette di ottenere un miglior risultato.

Come riconoscere un’occlusione scorretta

Le malocclusioni sono difficili da individuare. Anche quando i denti sono tutti dritti ci possono essere problematiche nascoste. Ecco alcuni segni da non sottovalutare:

  • abitudini viziate (suzione del pollice, del ciuccio)
  • problematiche respiratorie
  • russamento notturno e apnee
  • perdita precoce o tardiva dei denti da latte
  • denti sporgenti
  • mento troppo in avanti o troppo indietro
  • denti affollati o malposti
  • digrignamento dei denti.

Spesso i genitori prima di intraprendere una terapia ortodontica pongono allo specialista alcuni dubbi.Chiariamone alcuni.

  • Non si deve aspettare il cambio di tutti i denti per iniziare una terapia
  • La terapia ortodontica è individuale e personalizzata.
  • Potrebbero essere necessari apparecchi fissi e/o rimovibili.
  • L’uso di un apparecchio è una situazione nuova a cui il paziente si abitua facilmente.
  • Gli esami radiologici sono fondamentali per una corretta diagnosi.

Perché l’ortodonzia è utile (anche) per gli adulti

Da adulti spesso capita di sentirsi scoraggiati a iniziare una terapia ortodontica, proprio perché ci si sente ormai in ritardo per avere un bel sorriso. Cosa fare?

La risposta è ancora una volta la stessa: affidarsi a un ortodontista specialista che saprà indicarci la via migliore da seguire.
L’obiettivo della terapia ortodontica nel paziente adulto, infatti, è quello di mantenere il più a lungo possibile la dentatura naturale in buona condizione di salute, migliorando la funzione masticatoria e l’estetica. Inoltre, non bisogna considerare la malocclusione come un’entità a sè stante, in quanto nel paziente adulto è essenziale valutare le sue condizioni di salute relativamente ai denti, alle ossa e al tessuto di sostegno.
Un trattamento ortodontico in età adulta aiuta a mantenere una buona salute parodontale: è bene sapere che il processo biologico responsabile del movimento dei denti è lo stesso negli adulti e nei bambini. Le forze utilizzate spostano i denti indipendentemente dall’età del paziente e la durata è variabile e dipende dal problema da trattare.

Quando l’ortodontista ci può aiutare

  • Quando è necessario ritrovare spazio per gli elementi dentali mancanti o persi.
  • Quando uno scorretto rapporto di occlusione causa abrasioni sulle superfici dei denti.
  • Quando sono presenti problemi articolari o dolori.
  • Quando sono evidenti problemi alle gengive ed è difficile l’igiene domiciliare.
  • Quando non si è contenti del proprio sorriso.

Non esiste un piano di trattamento standard da applicare a tutti i pazienti. Il piano di trattamento ortodontico deve essere sempre personalizzato e specifico.
La valutazione delle indagini radiologiche e l’analisi dei dati clinico funzionali sono determinanti per la diagnosi.
L’igiene orale accurata e ripetuta è inoltre fondamentale prima, durante e dopo la terapia ortodontica.
Infine, la motivazione del paziente e la sua collaborazione rappresentano la fase più significativa nel determinare i risultati del trattamento.

 

 

 

 

 

Cos’è e come si usa il Protossido D’Azoto (N2O)


L’analgesia sedativa è la terapia che serve ad eliminare ansia, paura e stress, utilizzando una miscela composta da Ossigeno (O2) e Protossido d’Azoto (N2O) in percentuali personalizzate (“Base Line”).

I vantaggi di questa tecnica

  • 1) utilizzo di farmaci assolutamente sicuri e privi di effetti tossici (O2, N2O)
  • 2) facilità di impiego
  • 3) somministrazione per via inalatoria
  • 4) rapida insorgenza ed altrettanto rapida scomparsa degli effetti desiderati
  • 5) non invasiva, non dolorosa
  • 6) rarissime le controindicazioni, per cui si può usare su quasi la totalità dei pazienti
  • 7) può essere usata ripetutamente e per molte ore di seguito
  • 8) è utile per qualsiasi trattamento odontoiatrico e per pazienti di qualsiasi età
  • 9) riduce il tempo operativo non avendo pazienti che contrastano il lavoro e si diminuisce il numero delle sedute.

Il protossido d’azoto agisce a livello talamico in zona libica. Durante la sua azione, non vengono abolite né la coscienza, né la conoscenza; il paziente è quindi sempre presente e collaborante. I riflessi tutelati (deglutizione, tosse) sono inalterati e sempre presenti, mentre si riduce il riflesso del vomito. L’omeostasi cardiorespiratoria non è clinicamente modificata. Viene innalzata la soglia del dolore, le mucose orali sono desensibilizzate: il paziente è calmo e tranquillo, la sua percezione del trascorrere del tempo è ridotta e gli viene indotto un piacevole senso di benessere psico-fisico. L’analgesia sedativa si ottiene somministrando al paziente una percentuale crescente di N2O fino ad ottenere una completa e soddisfacente sedazione. La dose di protossido sufficiente e necessaria va ricercata empiricamente ed è diversa da paziente a paziente. Questa dose così trovata si chiama “base line” e costituisce un punto di riferimento preciso per la sedazione di quel paziente.

La sicurezza dell’utilizzo del Protossido d’Azoto

Il protossido è un gas inerte, non irritante, non tossico. Non da luogo ad allergie e non viene metabolizzato dall’organismo. Nella procedura di sedazione cosciente N2O viene sempre utilizzato a basse concentrazioni, in associazione all’ossigeno (l’80% dei pazienti è sedato con concentrazioni comprese fra il 20% ed il 40% di protossido). In particolare la macchina erogatrice non può erogare miscele con concentrazione di O2 inferiore al 30% (anche al minimo quindi, superiore a quella dell’aria). La sedazione si induce facilmente e velocemente ed altrettanto velocemente cessa (dopo 2–3 minuti di inalazione di O2 puro), ma può essere adattata ed aggiustata (approfondita od attenuata) rapidamente nel corso della cura. Non necessita di premedicazione ne di lunghi tempi di dimissioni. Non ha controindicazioni assolute e può essere usata in quasi tutti i pazienti indipendentemente dall’età. Gran parte della sicurezza deriva dall’uso di apparecchiature erogatrici studiate ad esclusivo uso odontoiatrico e provviste di particolari sistemi di sicurezza ed allarme. In particolare, non è possibile scambiare i cavi di collegamento delle bombole di gas perché hanno diametri diversi dei dadi, né è possibile collegare in modo errato le bombole alla macchina per lo stesso motivo (attacchi diversi). È impossibile erogare una miscela di N2O puro. In mancanza di O2 la macchina si blocca: un particolare sistema a raggi infrarossi, monitorizza costantemente il passaggio dell’ossigeno in mancanza del quale il respiratore si spegne, qualsiasi sia il motivo: bombola vuota, cavo scollegato, perdita dal cavo. La macchina è dotata di una valvola di non ritorno che impedisce che l’espirato del paziente ritorni nel palloncino ed i gas espirati vengono asportati forzatamente dall’aspirazione dello studio. È presente un pulsante di emergenza che consente alla macchina di erogare ossigeno puro in caso di necessità.

Alcune categorie di pazienti si avvantaggiano particolarmente dell’analgesia sedativa. In particolar modo:

I pazienti cardiopatici: in questi pazienti l’uso della sedazione rappresenta uno dei più efficaci mezzi per minimizzare il rischio di complicanze durante la seduta odontoiatrica. Una forte emozione, un prolungato stato ansiogeno, un dolore acuto, possono portare questi pazienti ad avere una crisi cardiaca con conseguenze anche tragiche. L’analgesia sedativa elimina l’ansia, innalza la soglia del dolore, apporta una percentuale di O2 molto superiore a quella presente nell’aria, compensando la carenza di ossigeno che può esitare in scompenso, ischemia, aritmia.

Pazienti epilettici: come nel cardiopatico l’aumento dello stress e dell’ansia possono scatenare un attacco epilettico non sempre facile da controllare in ambiente odontoiatrico. Poiché l’ipossia è uno stato pericoloso per questi pazienti, deve essere accuratamente evitata, cosa che avviene in sedazione somministrando sempre e comunque alte percentuali di O2.

Pazienti ipertesi: uno stato fortemente emotivo può innalzare bruscamente e rapidamente i valori pressori fino ad esitare in un evento grave. Inoltre coloro che hanno avuto un ictus devono evitare, più di altri, l’insorgenza di ipossia che in sedazione è praticamente impossibile che avvenga.

Portatori di handicap: questi pazienti, purché siano in grado di garantire un minimo di collaborazione e comprensione di ordini semplici, in sedazione perdono aggressività ed irrequietezza, spesso associate a disordini motori, che impediscono il tranquillo e sicuro svolgimento delle cure.

Pazienti allergici: Non si conosce allergia al N2O. Anche in questi pazienti quindi è un farmaco fra i più sicuri.

CONTROINDICAZIONI “RELATIVE”, O MEGLIO, SOGLIE DI ATTENZIONE

Donne in stato di gravidanza nei primi 3 mesi: perché qualsiasi farmaco è sconsigliato per possibili effetti teratogeni. Nel terzo trimestre per la possibilità che la paziente partorisca anticipatamente.
Se comunque una donna gravida è costretta a sottoporsi a cure dentali non altrimenti rimandabili, la sedazione cosciente con O2+N2O è il farmaco che garantisce la maggior innocuità non essendo metabolizzato ed essendo immediatamente eliminato dall’organismo.

Impossibilità reale di respirare dal naso: per fatti infiammatori acuti o malformazioni fisiche. Se il paziente ha un forte raffreddore, una sinusite, una bronchite cronica, avrà serie difficoltà a respirare solo dal naso impedendo di fatto l’inalazione del N2O e la conseguente sedazione.

Malattie gravi: broncopolmoniti acute, enfisema, sclerosi multipla, miastenia, ernia diaframmata acuta.

Pazienti psicotici in trattamento con psicofarmaci, che assumono sedativi, tranquillanti: il Protossido d’Azoto induce variazioni alla sfera emotiva che possono destabilizzare pazienti già instabili per gravi problemi psichici.

Tossicodipendenti per gli stessi motivi: il N2O moltiplica l’effetto della droga assunta.

Pazienti non collaborativiti non in grado di eseguire ordini semplici e respirare dal naso.

CONTROINDICAZIONI ASSOLUTE

Pazienti ORL: si deve evitare il Protossido in pazienti che hanno ricostruito chirurgicamente il timpano. Siccome il N2O si diffonde nelle cavità chiuse e aumenta la pressione, può causare la perforazione della membrana.

Pazienti Oftalmici: si deve evitare il protossido in pazienti che hanno subito operazioni chirurgiche di vitrectomia in cui sono stati utilizzati gas tipo esafluoroetano c3/f8 perfluoropropano. Il N2O potrebbe aumentare la pressione delle bolle di gas fino a provocare il distacco irreversibile della retina.